A Declaration of the Independence of Cyberspace

4 gennaio 2011 di ilvecchioalex Nessun commento »

Mi piacciono gli articoli di approfondimento scritti bene e ricchi di collegamenti esterni come quello intitolato “I concorrenti di Wikileaks: Cryptome e Secrecy News” pubblicato a dicembre su Liquida Magazine. Specialmente quando, nascosti tra le citazioni, ripropongono contenuti significativi come la Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio annunciata da J.P.Barlow nel lontano 1996. Quello che colpisce in quella dichiarazione è la lucidità e il potere profetico dimostrato da Barlow in tempi assolutamente prematuri rispetto alle potenzialità che il web avrebbe dimostrato nei 15 anni successivi, caratteristiche comuni ai padri fondatori e ai primi esploratori che con il loro spirito collaborativo hanno reso internet il potente strumento di comunicazione e condivisione trai popoli che conosciamo.

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Nulla è in disordine… alla fine

3 ottobre 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

Ho incontrato paper.li la prima grazie ad un tweet di @DElyMyth (thanks for sharing by the way!). Voglio dunque dedicare un post al sottile filo rosso che unisce un libro – L’elogio del Disordine silenzio di D.Weinberger – una piattaforma social – Twitter – e la scienza che si interessa dell’organizzazione e della divulgazione della conoscenza.

Il libro è uno dei più interessanti che mi è capitato di leggere recentemente ed esplora il tema centrale della grande rivoluzione che le tecnologie digitali hanno innescato in materia di organizzazione e divulgazione della conoscenza. Una tesi importante esposta nel libro è quella per cui in origine la conoscenza non è organizzata secondo alcun ordine particolare e ogni volta che cerchiamo di raccoglierla e darle una forma in qualche modo, disponendola in ordine alfabetico oppure in una enciclopedia o altro, con la convinzione di darle in questo modo un ordine o una classificazione definitiva, non facciamo altro in realtà che scegliere e fissare arbitrariamente solo uno dei possibili ordinamenti. La soluzione, in ultima analisi, è che l’unico ordinamento utile è quello che corrisponde all’unico criterio di ricerca utilizzato.

Gli argomenti trattati nel libro trovano applicazione nel genere di conoscenza e contenuti che normalmente produciamo e condividiamo in un social network, forse l’unico sottoinsieme della Conoscenza che possiamo ambire ad organizzare in prima persona. Oggi siamo tutti fruitori, produttori o amplificatori di contenuti e siamo tutti partecipi di un nuovo concetto di interazione sociale. Personalmente sono convinto che Twitter sia la piattaforma eletta per questo nuovo tipo di comunicazione e attraverso un “tweet” o un “follow” siamo tutti artefici del nostro personale flusso di informazioni.

Se non lo stai già facendo, puoi sperimentare anche tu come il tuo account twitter può diventare il luogo dove raccogliere, filtrare e addirittura ricercare contanuti secondo i tuoi gusti, interessi e hobby. Nella tua timeline di twitter puoi condividere o linkare immagini, canzoni, libri, notizie e contenuti di ogni tipo e questo è vero per i contenuti prodotti o amplificati da te o dai tuoi contatti.

Può accadere così che la tua timeline di Twitter diventi un aggregato di contenuti complesso quanto quello della conoscenza di cui si parla ne l’elogio del disordine. Tutti quei contenuti e quelle informazioni finiscono in maniera naturale nella tua timeline e a te pare che possano avere un senso perchè ci finiscono man mano che li raccogli, ma per un visitatore occasionale – ammesso che la tua timeline sia pubblica – non è sempre facile capire a colpo d’occhio quale sia il tema centrale, l’argomento portante o il senso generale delle informazioni che raccogli e soprattutto il modo in cui esse si relazionano con l’esterno.

Ed è qui che entra in gioco Paper.li come il lo schermo sul quale la tua timeline Twitter diventa comprensibili a colpo d’occhio. La tua timeline diventa una pagina web, ai link alle immagini vengono sostituite le immagini stesse in un area riservata della pagina, i link agli articoli che hai twittato o re-twittato vengono raggruppati per argomento, gli hashtags che hai utilizzato vengono visualizzati come sezioni e colonne. Nel tuo Paper.li ogni cosa occupa il proprio posto proprio come in un giornale o una rivista. Ecco allora che Paper.li ti aiuta a intuire tutti i possibili ordinamenti che è possibile applicare alla conoscenza che giorno dopo giorno raccogli nella tua timeline, consentendo così ai tuoi lettori di decidere quale ordinamento utilizzare, se per hashtag, categorie o argomenti. Naturalmente, nel panorama degli strumenti legati al mondo Twitter, Paper.li non è l’unico strumento di questo tipo, ma merita sicuramente un posto importante.

Detto questo, ho scelto Twitter come la piattaforma eletta e potreste giustamente osservare che molti dei concetti esposti sono applicabili anche a – non so – Facebook per esempio, ma… prova ad immaginare ad uno strumento come Paper.li sviluppato da terze parti che fa la stessa cosa per il tuo wall di Facebook :-) non è proprio semplice come dovrebbe o potrebbe essere. Magari accadrà con Diaspora… ma questa è un’altra storia.

Ok, adesso perchè non dai un’occhiata alla mia pagina Paper.li?

Il vecchioalex’s daily is out!

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Elogio del disordine. Le regole del …

David Weinberger, …

Prezzo: EUR 6,30

Anything is Miscellaneous… at last

29 settembre 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

I recently came across a definitely innovative twitter-tool (thank you my tweep @DElyMyth for sharing btw) which is called paper.li

I’m going to share some reflections and this story is about the red wire connecting a book -Everything is Miscellaneous written by D.Weinberger – a social platform – namely Twitter – and the science of organizing knowledge and sharing it.

The book is one of the most interesting I happened to read recently and it’s all about casting light on the great revolution we’ve rapidly been experiencing since ten years ago in knowledge organization and searching. The ultimate result in the book is that knowledge is normally messed up and every and each time we try to put it in some order we simply forget all the other applicable orders in such a way that the only useful approach to organizing knowledge is to let it emerge by mean of a late ordering and filtering.

The book has some fallouts on the knowledge and the contents we commonly share on a social network, it’s in fact the real stuff you can shape based on the results of the book. Nowadays we have all been turned into either contents users or producers or amplifiers as well and by sharing those contents we all agree to participate to a new concept of social interaction. I think that Twitter is the elected platform for this new kind of communication, by mean of “tweets” and “follows” we are all enabled to build the boundaries of our and personal flow of information.

You can try it and experience yourself that your twitter account is the very place where you can gather, filter and even search contents according to your tastes, interests and hobbies. Images, music, books, news and any kind of content is eligible to be shared and hyperlinked from your twitter timeline. This is true for contents produced or amplified by you or your peers as well. A tweet is a text of 140 characters and it’s the ideal place to share a thought, an hyperlink to a web resource plus a comment, a quote or whatsoever.

Well, your twitter timeline can happen to gather contents and knowledge of the same level of complexity of that spoken of in the book. All that messed up information flows into your timeline and you love it the way it is because it happens to be the way you wanted it but… it’s not always that easy for an occasional reader to read through your timeline as a whole, understand its outbound and inbound connections with the outer world, and the multitude of interests promoted by your tweeps (namely your twitter peers).

This is where a tool like paper.li take the scene, it turns out to be the “screen” where your timeline become accessible and readable at a glance. Your timeline becomes a web page, links to images become the images themselves and flow within a reserved column of the webpage, links to stories you have tweeted and retweetted get categorized by argument, hashtags get promoted to columns depending on their weigh, everything takes proper place in the webpage and your timeline become more similar to a daily press, your very own daily press. Paper.li helps you finding out the possible orderings and arrangements of the knowledge you keep collecting during your every day life and it lets your reader choose the late ordering they prefer, would it be by hashtag, categories or arguments. Not that it’s the only twitter-tool which enables this kind of reflections and possibilities but it undoubtly deserves a premier place in the melting pot of the new tools that keep sparkling out on a daily basis.

That said, I have chosen Twitter as the elected platform and you may correctly observe that many of the above reflections still work for Facebook but… try imagine a paper.li of your Facebook timeline :) it’s not that easy as it could be.

Well, why don’t you take a look at My Paper.li page now ?

This post is available in italian

Elogio del disordine. Le regole del …

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Musicomix… la logica in testa

14 luglio 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

Cover LogicomixOvvero come la lettura spensierata di due libri, apparentemente così diversi tra loro, può diventare un viaggio lungo un rinnovato filo rosso che unisce la ricerca scientifica e la musica
Leggendo Wired ho appreso della pubblicazione di Logicomix, un libro che racconta l’esperienza umana di un grupppo di persone che, all’inizio del XX secolo, ha scritto un capitolo avvincente della matematica contemporanea. Gli autori – Apostolos Doxiadis, con la supervisione di Christos H. Papadimitriou – hanno avuto l’intuizione di rappresentare la storia adottando il linguaggio dei fumetti, dando vita, così, ad una graphic novel fresca ed appassionante.

Una brevissima introduzione alla questione matematica.
La questione scientifica al centro della narrazione ruota intorno alla esigenza, avanzata da un gruppo di matematici del tempo, di costruire una teoria solida, condivisa ed incontrovertibile che fornisse, finalmente, un carattere di unità alle grandi conquiste matematiche degli ultimi secoli. Non era certo una cosa di poco conto e la ricerca in tal senso ha presto invaso il campo dellla logica, una branca della matematica che fino ad allora aveva ricoperto un ruolo ed un interesse assolutamente marginali. Quelli a cavallo delle due guerre mondiali sono stati anni di grande ricerca e fermento che ci hanno lasciato importanti risultati e scoperte sui limiti del linguaggio.
Giovanni Allevi La musica in testa
Il vero tema del libro non è la questione matematica in sé quanto piuttosto la rappresentazione dell’esperienza umana che vi sta dietro. Nel libro viene fatta una bella similitudine che paragona il lavoro del matematico – ma potremmo intenderlo come uomo di scienza in senso lato – che nel corso della sua ricerca si addentra in campi inesplorati, verificando ipotesi, facendo scoperte e lasciando, in ultimo, alla comunità il risultato del suo lavoro come se fossero le mappe di un esploratore che hanno il potere di mostrare la semplicità che sta dietro a quello che inizialmente era solo mistero. Le mappe sono semplici ed immediate da consultare, proprio come l’arte è complessità risolta come suggerisce da Giovanni Allevi nella sua autobiografia La musica in testa.

Così la biografia di Allevi, il libro che si pone all’altro capo del filo rosso, mia ha piacevolmente sorpreso proprio nei passaggi in cui Giovanni descrive la necessità per il compositore di accettare, durante l’esecuzione, di farsi trasportare dalla musica, lasciando che il pianoforte si esprima attraverso di sé inoltrandosi in una esperienza di abbandono totale in cui il linguaggio lascia il posto all’emozione… ma non è forse, questa, la stessa necessità degli esploratori di Logicomix ?

Logicomix

Apostolos Doxiadis…

Prezzo: EUR 16,10

La musica in testa

Giovanni Allevi

Prezzo: EUR 6,30

La musica in testa

6 luglio 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

Joy di Giovanni AlleviQuando, non molto tempo fa, ho incontrato la musica di Giovanni Allevi, sono rimasto da subito colpito dalla freschezza e dalla ispirazione dei suoi lavori, al confine tra il jazz e la musica classica.  Così, qualche giorno fa, ho comprato la sua autobiografia La musica in testa con l’intento di approfondire la sua conoscenza e apprendere, dalla sua stessa voce, quale è la sua esperienza con la musica e scoprire dove risiede il magnetismo che riesce a trasmettermi. Trovo strabiliante il modo in cui, parlando della Musica, di questa streghetta che lo possiede, Giovanni riesce ad evocare le stesse emozioni e lo stesso viaggio di scoperta e stupore che in altre occasioni mi è capitato di ritrovare nelle parole di uomini dediti all’Arte della ricerca della Verità (la Musica di Giovanni corrisponde pienamente alla mia Scienza), questa dimensione che sperimentiamo ogni volta che ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte o ad una scoperta scientifica che hanno il potere di spingere un passo più in là i confini della nostra percezione e della nostra conoscenza. Per spiegare il senso di queste parole – che tra l’altro esprimono un tema a me molto caro – riporto sotto la trascrizione integrale del capitolo del libro di Giovanni intitolato L’abbandono.  A voi l’ultima parola.

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché sempre ossessionati dal controllo a tutti i costi dei particolari.
L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce.
Inizia dal resporo profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità.
Il pianoforte reclama l’abbandono: esso non vuole essere suonato, ma è lui che vuole suonare tramite il pianista. L’esecutore abbandonato al suo strumento diviene egli stesso strumento, in un gesto impersonale e per questo totale, e la Musica, misteriosamente, inizierà a sgorgare, fresca e leggera.
Io, pianista, devo avere la sensazione che le mani vadano da sé, che siano solo le dita, morbide, a stabilire quando e come abbassare i tasti.
Devo essere spettatore impossessato della Musica, mentre nella mia mente un silenzio energetico, gravido e vigile segue, vuoto, ogni minimo mobimento. Allora come un carillon, ogni elemento entrerà in rapporto armonico con l’altro: il respiro con il battito cardiaco, la pressione con la temperatura delle dita; e la memoria musicale troverà, nel silenzio della mente, un lucido lago ghiacciato su cui scorrere senza alcun ostacolo, senza altre intenzioni che interferiscano con quella proveniente dalla tastiera.
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo che va ben oltre il pianoforte: il prodigio di lasciar vivere e crescere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.

Un paio di link utili per scoprire Giovanni Allevi:

Gli uomini vuoti

21 giugno 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

A causa del tipo di persona che sono, ho subito discriminazioni in vari modi e in varie circostanze, – dice Oshima. – Che cosa significhi essere discriminato, e quanto profondamente si resti feriti, sono cose che solo chi le ha subite può capire. Ogni dolore è unico, e anche le cicatrici hanno una forma diversa per ciascuno. Perciò nel combattere la discriminazione e l’ingiustizia, credo di non essere secondo a nessuno. Ma se c’è una cosa che mi indigna ancora di più, sono le persone prive di immaginazione. Quelle che T. S. Eliot chiamava «gli uomini vuoti». Persone insensibili che coprono questa loro mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi questa loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso. [...]

Fa un sospiro, e si rigira la lunga matita tra le dita.

- A me non importa se una persona è gay, lesbica, etero, femminista, se è un porco fascista, o un comunista o un Hare Krishna. Non mi importa assolutamente nulla sapere che bandiera sventoli. Quelle che non sopporto sono le persone vuote. Quando sono di fronte a persone così, perdo ogni controllo, e finisco col dire anche cose che non vorrei. [...] Dico cose che farei  meglio a tacere, e faccio cose che farei meglio a evitare. Non mi so controllare. E’ il mio punto debole. Capisci perché è un punto debole?

- Perché se uno volesse confrontarsi seriamente ogni volta con le persone senza immaginazione, non gli basterebbero molte vite – rispondo.

- Esatto, – dice Oshima, e si preme leggermente l’estremità di gomma della matita contro la tempia. -E’ proprio questo il punto. Però, Kafka, ricordati bene una cosa. Anche quelli che allora uccisero il ragazzo della signora Saeki erano gente così. Gente priva di immaginazione, intollerante, senza orizzonti. Gente che vive una realtà fatta di convinzioni tutte sue, slogan vuoti, ideali orecchiati qua e là, sistemi rigidi. Sono queste le persone che a me fanno davvero paura. Le temo e le disprezzo. Naturalmente, anche capire ciò che è giusto e sbagliato è importante. Ma nella maggior parte dei casi, ognuno col tempo può correggere i propri errori di valutazione. Se si ha il coraggio di riconoscere i propri errori, il più delle volte è possibile rimediare. Ma la ristrettezza di vedute, la rigidità di chi è privo di immaginazione ha una natura simile a quella dei parassiti. Si trasferiscono da un organismo all’altro, mutano di forma e continuano a vivere e a proliferare. Sono casi senza speranza. [...]

- No, proprio non ci riesco, a liquidare gente come questa con una risata.

Kafka sulla spiaggia

Haruki Murakami, G…

Prezzo: EUR 10,50

VOIP e Numerazione Geografica

20 giugno 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

Oggi è possibile col tuo iPhone e senza jailbreak

Con la collaborazione degli operatori telefonici e i servizi offerti dai provider di servizi VoIP oggi è possibile usare un numero di telefono di rete fissa per fare o ricevere telefonate mentre siamo fuori casa, fuori dall’ufficio, per strada o da un cliente. Quella di rendersi reperibile su un numero fisso, oppure ridurre i costi delle telefonate verso numeri di rete fissa, è un’esigenza condivisa da chi fa un lavoro che lo porta a trascorrere molte ore lontano dalla comodità di una postazione fissa di lavoro.

La tecnologia che permette questo tipo di servizi si chiama VoIP ed è una cosa diversa dai servizi di chiamata e videochiamata offerti da applicativi come Skype – che invece del VoIP sfrutta i vantaggi del Peer to Peer – o altri programmi che permettono di fare chiamate videochiamate tra dispositivi connessi ad internet.

Ormai da tempo, grazie alle aziende provider di servizi VoIP è possibile deviare l’instradamento di una telefonata dalla tradizionale rete telefonica e inoltrarla su internet dove è possibile farla terminare su un numero di telefono oppure – e questa è la parte che ci interessa – su un numero di rete fissa associato alla connessione internet di un PC, un telefono cellulare o uno smartphone. Il sistema, per funzionare, richiede che sul PC, sul telefono cellulare o sullo smartphone, sia installato un programma che si occupi della registrazione del terminale sulla “rete” VoIP del provider scelto e della sua associazione col numero di telefono di rete fissa che ci è stato assegnato.

Personalmente sono un cliente Tre soddisfatto e a parte questo, da anni seguo l’azione e l’offerta di un provider che ha impiegato poco a conquistare la mia stima… e il mio tifo. Parlo di Messagenet, una società che offre servizi VoIP e FAX a basso costo… se non addirittura gratis. Sorvolo sugli aspetti connessi alla fruizione di questo tipo di servizi su PC e mi soffermo invece sulla loro fruizione in mobilità, su iPhone, senza Jailbreak.

Quando parliamo di internet e dei servizi e delle applicazioni che con essa sono nate parliamo sempre di storia recente, perchè viviamo continuamente sulla cresta di questa grande onda che sta velocemente ridisegnando e stravolgendo il nostro rapporto col tempo, le distanze, le nostre giornate lavorative e le nostre vacanze. Inizialmente – ma comunque poco tempo fa  - con la diffusione dei primi smartphone e la possibilità per gli utenti di installare programmi VoIP sui propri terminali, gli operatori telefonici hanno visto in questo sistema di comunicazione una possibile minaccia per i propri introiti dal momento che gli utenti potevano limitarsi, casomai, ad attivare esclusivamente un piano dati – che nelle offerte a volume costa molto poco – e instradare potenzialmente tutto il traffico voce su internet grazie al VoIP. Perciò gli operatori, pur commercializzando dispositivi sempre più potenti, inizialmente ne limitavano le funzionalità bloccando il traffico internet di tipo VoIP sulla rete cellulare. Va detto però che è sempre stato consentito l’uso di questi programmi quando il terminale era collegato ad internet attraverso una connessione WiFi)

Recentemente si sono succeduti due avvenimenti notevoli e importanti.
La prima notizia è che Tre ha finalmente sbloccato il traffico VoIP su rete 3G abilitando i propri clienti all’uso di tutta una costellazione di programmi VoIP sui propri terminali. La seconda notizia è che, poco dopo, Messagenet, cavalcando la diffusione di iPhone, ha sviluppato e rilasciato sull’App Store di iTunes una applicazione che abilita all’uso, su iPhone, di tutti i servizi offerti e fino ad oggi disponibili solo per PC.

Finalmente, dunque, è possibile ricevere o fare telefonate su un numero di rete fissa direttamente col proprio iPhone, e come se non bastasse le stesse funzionalità vengono estese al servizio di invio e ricezione FAX: avete mai provato l’ebbrezza di ricevere un FAX durante una corsa in metropolitana?

Perciò, se avete un iPhone e volete aggiungere un numero di rete fissa sul vostro bigliettino da visita senza spendere un centesimo, non vi resta che :

  • creare un account sul sito di Messagenet
  • attivare il servizio FreeNumber che vi permetterà di ottenere il numero geografico di rete fissa della città che preferite
  • scaricare dall’AppStore di Apple la app Messagenet VoIP and Fax e configurarla con i parametri di connessione che vi avrà comunicato Messagenet
  • avviare l’applicazione sull’iPhone ogni volta che vorrete ricevere una telefonata usando il vs numero fisso (questa è una limitazione di iPhone)

In aggiunta a questo potete attivare il vostro numero di FAX oppure fare una ricarica che vi permetterà di fare telefonate verso numeri di rete fissa in tutto il mondo spendendo solo 2€c al minuto. Naturalmente visitate il sito di Messagenet per avere maggiori informazioni sulle aree coperte e le tariffe speciali applicate in alcune parti del mondo.

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Hello World !

31 maggio 2010 di ilvecchioalex Nessun commento »

"hello world!" dice il pulcino neonato :-)E’ il primo post del blog e non poteva non avere un titolo geek come Hello World!

Finalmente approdo alla pubblicazione di un blog, ci ho pensato tanto e ci ho provato tante volte a dire il vero. Negli ultimi anni ho tentato più volte l’ideazione e il lancio di un blog personale ma ogni volta mi sono imbattuto in un ostacolo diverso, scelte che inevitabilmente riconducono alla questione primaria: quali saranno i contenuti ?

I tempi sono maturati, l’analisi è compiuta e la decisione è presa, non voglio realizzare un blog tematico e allora ho deciso che questo blog sarà un luogo di condivisione di contenuti vari. Le parole chiave saranno internet, comunicazione, tecnologia, musica, informatica, software e utilizzerò i tag come canali tematici in modo da fornire al lettore una selezione veloce dei contenuti.

Inizia un’avventura e spero di incontrare lungo il percorso persone che condividono i miei stessi interessi, persone con le quali fare rete e condividere passioni e professione. Probabilmente il blog nasce come estensione della rete di frequentazioni nate su Twitter ma a questo tema mi piacerebbe dedicare un post perchè Twitter è una delle esperienze più entusiasmanti in cui mi sono imbattuto.

So good so far
stay tuned!

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This work by Alessandro Ciorcalo aka ilvecchioalex is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported.

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